lunedì 3 dicembre 2007

Repressioni in Chipasa nelle comunità indigene

Come ho sentito a San Cristobal, negli ultimi mesi l'esercito messicano e i gruppi paramilitari hanno ripreso la repressione nelle comunità indigene. Riporto questo articolo tratto da www.peacereporter.net Si commenta da solo. Abajo y a la izquierda està el corazon.

Messico - 07.11.2007
Allarme Chiapas
L'esercito e i paramilitari continuano a reprimere le comunità indigene. Morti e sparizioni

Allarme dal Chiapas, Messico. La repressione da parte dell'esercito e dei gruppi paramilitari nei confronti delle comunità indigene, negli ultimi nove mesi ha già causato diversi morti e sparizioni. Le minacce e le violenze sembrano essere tornate quelle di un tempo. Appello della Red por la Paz: "Rispettate i diritti dei popoli". Intanto il Sub Comandante Marcos cerca di portare avanti la seconda fase della "Otra Campaña".


Per la pace. L'allarme arriva da un documento redatto dalla "Red por la Paz" (formata da diverse organizzazioni chiapaneche) e letto da Samuel Ruiz Garcia, presidente Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas che, una volta ancora, vuole allertare la comunità internazionale sulla "situazione di violenza" ai cui sono sottoposte le comunità zapatiste del Chiapas.
E sembra davvero che le cose stiano andando male. "Durante i primi nove mesi del governo Calderon i territori indigeni del Chiapas, in particolare le zone ad influenza zapatista, hanno subito una nuova offensiva militare". E pare anche che le azioni dei gruppi paramilitari, come Paz y Justicia, che sembravano essersi di colpo addormentate, siano, invece, tornate a colpire con violenza. Azioni mirate, intimidazioni, minacce, violenze d'ogni sorta, omicidi e ricatti: così vivono da mesi e senza la possibilità di alzare la voce gli indios del Chiapas. E secondo i rappresentanti della Red por la Paz quella del governo e dei gruppi paramilitari è una vera e propria strategia repressiva studiata a tavolino per favorire lo sgombero delle comunità zapatiste dalle loro terre.


Osservatori. Il clima di violenza sembra dunque essere aumentato fino a raggiungere i livelli di guardia tanto che dall'ultima settimana d'ottobre un nutrito gruppo d'attivisti per i diritti umani, allarmati dalla situazione, ha installato un accampamento d'osservazione dei diritti umani in un piccolo villaggio nei pressi di Venustiano Carranza, a una sessantina di chilometri da Tuxla Gutierrez, capitale del Chiapas. Da queste parti gli indios hanno subito minacce dall'esercito regolare messicano che li accusa anche, senza prove, di spalleggiare l'Epr (Esercito Popolare Rivoluzionario), con il risultato che le scorribande minatorie nei villaggi della zona terrorizzano la popolazione."I bambini e le donne hanno molta paura. I soldati entrano ed escono dai villaggi con metodi intimidatori" raccontano dall'Organizzazione Contadina Emiliano Zapata (Ocez) il cui leader José Manuel Hernandez Martinez, nelle scorse settimane é stato accusato di essere un dirigente regionale del movimento rivoluzionario. Ma anche la comunità vicina agli zapatisti dei Munte Azules è stata colpita da uno sgombero senza precedenti, violento e con arresti, con la scusa federale di "preservare l'ambiente".


Il Subcomandante. Intanto il Sub Comandante Marcos gira per il Messico per portare avanti la seconda fase della "Otra Campaña" con non poche difficoltà. Anche una carovana che lo stava raggiungendo a Vicam, nello Stato di Sonora, per partecipare all'Incontro dei Popoli Indigeni d'America, è stata oggetto di vessazioni da parte dell'esercito che ne ha precluso la libera circolazione all'interno del Paese.
Le parole più forti, però, arrivano ancora dell'arcivescovo emerito di San Cristobal de las Casas, Samuel Ruiz, noto per la sua vicinanza alla lotta degli indios del Chiapas, leggendo il comunicato. "La strategia repressiva implica azioni combinate che coinvolgono autorità locali, 80 accampamenti militari permanenti e i gruppi paramilitari che spesso si nascondono dietro le sigle d'organizzazioni contadine". La tensione e le violenze comprovate portano quindi a una richiesta: il rispetto diritti dei popoli da parte delle autorità statali e federali, la cessazione della repressione e l'avvio di un percorso che favorisca una soluzione pacifica alle cause che hanno generato le azioni violente degli ultimi mesi".

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