Un articolo sul ritorno di Daniele Luttazzi in tv (su La 7) segnalatomi da Cinzia, grazie!!
Da www.repubblica.it
SPETTACOLI & CULTURA
Il ritorno del comico ieri sera alle 23.30 su La7 con
la prima puntata di "Decameron"
Un monologo al vetriolo contro il governo di
centrosinistra, la Rai e il Vaticano
Luttazzi torna in tv più arrabbiato che mai
Pernacchie a Berlusconi e sberle a Prodi
di RITA CELI
Luttazzi torna in tv più arrabbiato che
mai
Pernacchie a Berlusconi e sberle a Prodi
Daniele Luttazzi
ROMA - Ha ricominciato esattamente lì da dove era
stato interrotto. Daniele Luttazzi è tornato in tv, in
tarda serata su La7 con Decameron ripartendo proprio
dall'ormai famoso "editto bulgaro", con un monologo al
vetriolo particolarmente arrabbiato e condito da
variopinte imprecazioni ormai sdoganate e lecite vista
l'ora, con attacchi al governo Prodi, alla Rai, al
Vaticano, e a tutte quelle questioni rimaste in
sospeso per sei anni. Un ritorno televisivo premiato
anche dagli ascolti, con il 6.05 per cento e 737.437
spettatori: secondo successo in pochi giorni per La7,
dopo quello registrato martedì con il teatro di Marco
Paolini in prima serata.
Il programma che segna il suo ritorno sul piccolo
schermo ("ti hanno messo alle 23.30 come i porno della
vecchia tv commerciale" commenta un fan sulla pagina
dedicata a Decameron sul sito di La7) si apre con le
immagini dell'aprile 2002, quando l'allora premier
Silvio Berlusconi accusò lo stesso Luttazzi, insieme a
Biagi e a Santoro, di "uso criminoso" della tv: poche
e confuse parole che di fatto provocarono
l'allontanamento dei tre dagli schermi Rai, e non
solo. Una pernacchia suggella il filmato. Subito dopo,
la sigla del programma (un video con un suo brano,
cantato in inglese, giocando con i sottotitoli) quindi
la parola all'attore, in piedi su un enorme tavolo di
plexiglas. "Pensate - ha esordito Luttazzi - è già
passato un minuto e siamo ancora in onda. Chi
l'avrebbe detto? In questi sei anni mi sono chiesto
perché sia rimasto lontano dalla tv. Poi l'ho
scoperto: la colpa era del mio agente, Bin Laden.
Chissà perché in questi anni Bin Laden è andato in
video, io no". Della Rai, ha aggiunto, "l'unica cosa
che mi manca sono i grattini di Lilli Gruber sulla
schiena".
Se "politica, sesso, religione e morte" è il
sottotitolo del programma, il primo attacco di
Luttazzi è interamente dedicato al governo Prodi. "Mi
chiedono perché ho votato centrosinistra: perché avevo
ben presente la squallida alternativa". Poi la lunga
lista di "tutte le cose che non mi piacciono per
niente del governo in carica: innanzitutto non ha
cancellato la legge 30" quella nominata erroneamente
legge Biagi, "che ha generato il fenomeno enorme della
precarietà. Non è democrazia se non te la puoi
permettere". Quindi l'allarme lanciato direttamente ai
giovani: "I nostri nonni lottarono per difendere i
nostri diritti... Ragazzi, datevi da fare, perché con
la balla della flessibilità ve lo stanno mettendo nel
c...".
Al governo Luttazzi ha rimproverato anche "di non aver
cancellato tutte le leggi vergogna di Berlusconi. Ora
vogliono ripristinare il reato di falso in bilancio,
ma è come dire: 'Berlusconi è uscito dal recinto,
chiudi pure'. Non c'è ancora - ha aggiunto l'attore -
una legge sul conflitto di interessi: c'è la proposta
di Violante, ma se sarà approvata Berlusconi potrà
tranquillamente venire eletto ancora e poi decidere se
rinunciare all'incarico o affidare le proprie aziende
a un blind trust o, ma evidentemente non ci hanno
pensato, farsi una legge che cancella la legge
Violante".
Nel mirino del comico anche il disegno di legge
Gentiloni di riforma della tv: "Non mi piace perché
non permetterà la nascita di un terzo polo generalista
e per l'ennesima volta lascerà intatto l'esistente".
Poi l'affondo contro il ministro della Giustizia,
Clemente Mastella: "Se lo avessero detto prima delle
elezioni che lo avrebbero fatto Guardasigilli, vinceva
Berlusconi". Le critiche dell'attore hanno colpito in
particolare la legge sull'indulto: "Piuttosto - ha
detto - tiriamo fuori i tossicodipendenti,
legalizziamo le droghe e facciamo nuove carceri che
siano davvero luoghi di recupero".
Nell'elenco di Luttazzi anche "la legge razzista
Bossi-Fini, con i centri di permanenza temporanea che
sono luoghi disumani e vanno chiusi" e il recente
pacchetto sicurezza, "che in parte obbedisce a una
logica repressiva e penalizza i più deboli senza
risolvere il problema. Quella accaduta a Roma - ha
aggiunto, riferendosi all'omicidio di Giovanna
Reggiani - è stata una tragedia insensata e
straziante. Ai familiari va il nostro cordoglio e il
ringraziamento per aver dato un grande esempio di
civiltà con la richiesta di evitare
strumentalizzazioni. In Italia il 75% dei delitti
contro le donne è compiuto da italiani. Conosco
albanesi, macedoni e romeni che sono persone
squisite".
Gli strali di Luttazzi si sono poi abbattuti sulla
Rai: "Da cinque anni non fa più programmi di satira e
la qualità si è decisamente abbassata. Invece la
satira serve alla nostra memoria, non basta leggere
gli editorialisti dei giornali come Panebianco o altri
per sapere quello che succede e che cosa fanno i
politici. Ora i programmi Rai che si vedono sono
quelli che sceglie il cane pestando il telecomando.
Dire che la Rai è in crisi è come dire che sul Titanic
c'era un rubinetto che perdeva". Poi uno sketch in cui
Luttazzi ha invitato un finto presidente di viale
Mazzini Claudio Petruccioli, impersonato da un bambino
con tanto di barba. "Che novità ci sono nel palinsesto
Rai?" gli ha chiesto. E la risposta è stata: "Conosco
solo i programmi fino alle 21.30 perché poi devo
andare a letto".
Tra i suoi bersagli non manca il Vaticano, al centro
di una scenetta ambientata nell'antica Grecia, in un
immaginario dialogo tra sofisti: "I preti che
molestano i bambini vanno all'inferno? No, vanno a Los
Angeles, dove la diocesi ha sborsato 660 milioni di
dollari per risarcire le vittime. Il Vaticano è quello
che non paga le tasse, la Chiesa cattolica è quella
che incassa l'8 per mille. La pedofilia tocca solo
alle chiese locali".
Non risparmia battute sul Cavaliere: "Ce l'ha con me
perché stavo insieme alla figlia Barbara e non voleva
che me la scopassi perché diceva che ero un fallito" e
dopo un'ora di programma Luttazzi, che aveva aperto
con l'editto bulgaro, ha chiuso tornando sulla vicenda
della sua "epurazione" legata in particolare
all'intervista a Marco Travaglio andata in onda nel
marzo 2001 ai tempi di Satyricon: "Berlusconi,
Mediaset, Fininvest e Forza Italia volevano 41
miliardi di danni, ma ho vinto io" ha ricordato
Luttazzi, rimarcando che la notizia della querela
aveva avuto molto risalto sui media, non altrettanto
la sua vittoria che aveva ricevuto solo un trafiletto
della grandezza di un necrologio. "Per la magistratura
le mie domande erano continenti e le risposte di
Travaglio basate su fatti veri e documentati. Ho fatto
semplicemente delle domande e in democrazia le domande
sono lecite. Piuttosto è grave magari nascondere le
risposte. Quell'intervista potrebbe essere ritrasmessa
così com'è dalla Rai, ma col cavolo che lo fanno".
(4 novembre 2007)
mercoledì 7 novembre 2007
Il ritorno di Daniele Luttazzi in tv
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Suna
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mercoledì, novembre 07, 2007
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