Nonostante la distanza non riesco a non interessarmi alle vicende di casa nostra e sfogliando il quotidiano l'Adige on line mi sono imbattuta in questa notizia.....Bè che dire, leggete l'articolo qui sotto...io sono rimasta sconvolta... chi ci crede che Mamma Provincia a Trento non abbia i soldi per sostenere gli studi di un ragazzo malato di leucemia.... e se proprio c'è carenza di fondi (.....mah...) basterebbe risparmiare su altre cose.... e poi diaciamocela tutta.... i soldi per le scuole private li trovano senza problemi....
Da www.ladige.it
Ha la leucemia, non può studiare
Incredibile: Luca ha 14 anni e sta combattendo la sua battaglia contro la leucemia. La Provincia ha detto ai suoi genitori che non ci sono soldi per attivare il progetto degli insegnanti a domicilio
21/10/2007 09:41
Luca ha 14 anni e sta combattendo la sua personale battaglia contro la leucemia. Nonostante la diagnosi e gli otto mesi di cura a Padova non si è affatto perso d'animo e ha mantenuta intatta anche la sua voglia di studiare. Dopo aver conseguito la licenza di terza media, si è iscritto alle scuole superiori. Si è scontrato però con la realtà della scuola trentina. «In ospedale a Padova ci hanno messo a disposizione insegnanti per seguire nostro figlio negli studi durante il suo ricovero. Anche la scuola media di Civezzano ha fatto lo stesso quando siamo tornati a casa e così Luca ha potuto completare la scuola dell'obbligo - spiega la madre - . Le cose sono cambiate con le superiori. Nonostante la disponibilità del preside delle Iti Buonarotti, scuola a cui nostro figlio si è iscritto quest'anno, dalla Provincia ci hanno risposto che non ci sono soldi per attivare il progetto degli insegnanti a domicilio». Questo nonostante la lettera che la clinica di Padova dove è in cura il ragazzo ha redatto per far presente il «grave stato di deficienza delle difese immunitarie» che impedisce a Luca di frequentare la comunità scolastica fino a dicembre 2007. Il certificato avrebbe dovuto servire proprio per attivare il servizio di insegnamento domiciliare previsto dalla legge. In realtà in Provincia di Trento sembra che questo possibilità non ci sia. «E' una cosa scandalosa - dice la madre - che in una Provincia ricca e proiettata a pensare ai bisogni di stranieri, carcerati e fasce deboli, non si tengano in considerazione i bisogni di ragazzi come Luca». Questa mamma coraggiosa non augura a nessuno quanto vissuto da lei e da suo figlio in quest'ultimo anno, dalla diagnosi di febbraio alle terapie ancora in corso, ma è purtroppo consapevole che nelle condizioni del suo ragazzo ci sono altri giovani. «Lui ha voglia di applicarsi, di studiare e questo gli serve, dal punto di vista psicologico, anche per distrarsi, per pensare ad altro che non sia la malattia. Fortunatamente grazie al preside Casna è intervenuto il Comune di Albiano che ha finanziato l'intervento di alcuni insegnanti che ora vengono per alcune ore a settimana». Tutto ovviamente compatibilmente con i viaggi settimanali che Luca ancora fa a Padova per terminare il suo ciclo di terapia. «Ancora 15 giorni - sospira la madre - e poi il più dovrebbe essere fatto. Rimangono le visite e i controlli ma alla metà di dicembre mio figlio potrebbe poter tornare a scuola. Per questo è un vero peccato che perda tutti questi mesi. Il rischio è che perda l'intero anno scolastico». Anche per il preside Mario Casna andrebbe fatto di più. «Bisogna istituire un gruppo di insegnanti che costituiscano una specie di sede distaccata delle scuole per i ragazzi che sono ricoverati in ospedale o quelli che debbono rimanere a casa per lunghi periodi. In questo modo gli studenti non perdono la possibilità di continuare negli studi». La scuola, al momento, ha attinto dal fondo qualità ma evidentemente non è sufficiente. «Bisogna assolutamente creare un'unita mobile - continua Casna, e io mi voglio proporre affinché venga creata nel mio istituto. Con del personale motivato e sensibile a trattare con questi ragazzi con problemi di salute sarebbe possibile raggiungere ottimi risultati, sia in termini di istruzione che di sostegno psicologico». Anche la mamma di Luca è dello stesso parere ed intendo portare avanti questa battaglia affinché questo diritto, garantito dalla legge, non venga negato né a suo figlio, né ad altri ragazzi nella stessa condizioni di Luca. «Padova è un esempio che anche Trento dovrebbe seguire. All'ospedale c'erano insegnanti che programmavano le lezioni in base alle terapie che mio figlio doveva fare. Non passava giorno che qualche insegnanti non gli facesse qualche ora di lezione». A Trento, nel reparto di pediatria, esiste un servizio simile ma rivolto ai bambini che frequentano le scuole dell'obbligo. «Per i più grandi - invece - non c'è nulla. Bisognerebbe fare come in carcere.
Patrizia Todesco
martedì 23 ottobre 2007
Da non crederci...
Pubblicato da
Suna
alle
martedì, ottobre 23, 2007
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